L’impianto a pavimento: funzionamento e caratteristiche

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Riscaldare in maniera uniforme un’abitazione può essere complicato con i tradizionali sistemi di riscaldamento. Per ovviare al problema sfruttare un impianto di distribuzione del calore a pavimento può aiutare in maniera radicale.

All’interno di questo articolo andremo a scoprire da vicino i principali meccanismi di funzionamento degli impianti a pavimento, dalla realizzazione dell’impianto alle condizioni in cui questo può risultare vantaggioso.

Data pubblicazione: 18-09-2023
Autore: Riccardo Vinci
L’impianto a pavimento: funzionamento e caratteristiche

Che cos’è un impianto di riscaldamento a pavimento?

L’impianto di riscaldamento a pavimento (comunemente detto impianto a pavimento o impianto a pannelli radianti) è un sistema di distribuzione del calore caratterizzato da particolare efficienza e dalla capacità di riscaldare in maniera omogenea le stanze di un’abitazione.

Gli impianti di riscaldamento a pavimento sono sistemi emissivi a bassa temperatura che sfruttano la combinazione di tre elementi:un generatore di calore, un fluido termovettore e un terminale per lemissione del calore.

La loro capacità di funzionare a basse temperature è necessaria per via della disposizione dell’impianto stesso: secondo la normativa UNI EN 1264, infatti, la temperatura del pavimento non deve superare i 33 °C \ 35 °C ; questo significa che in condizioni climatiche abituali le tubazioni devono contenere fluidi riscaldati tra i 30 °C e i 35 °C.

Come funziona un impianto a pavimento?

L’impianto a pavimento funziona grazie al fenomeno dell’irraggiamento, ovvero lo scambio di calore tra corpi attraverso onde elettromagnetiche. Il calore in questo caso viene distribuito da lunghe serpentine di tubi in polietilene posti sotto rivestimento e massetto, nei quali scorre il fluido termovettore riscaldato da un generatore di calore.

Attraverso l’irraggiamento l’aria non viene mossa (l’ambiente quindi presenta meno polvere in movimento ed è maggiormente indicato nei riguardi di soggetti allergici) mentre il calore viene trasmesso in maniera omogenea da terra fino al soffitto; questa caratteristica supera le problematiche tipiche dei radiatori tradizionali che invece creano nell’ambiente zone con forti variazioni di temperatura in base alla fonte dell’emissione.

Di cosa si compone un impianto a pavimento?

Schematizzando è possibile riassumere la struttura di un tipico impianto di riscaldamento in cinque parti, dall’alto verso il basso:

  1. pavimentazione,come piastrelle, parquet e così via. Puoi approfondire il tema in questo nostro articolo;
  2. massetto radiante, di tipo tradizionale o autolivellante in base alle condizioni fisiche, logistiche e strutturali della stanza in cui viene posizionato l’impianto. Per maggiori informazioni ti rimandiamo a questo articolo;
  3. tubazioni da posare secondo progetto, assicurate alle eventuali bugne con apposite clip e collegate al collettore;
  4. pannello isolante termoformato bugnato che ha il compito di limitare le dispersioni termiche verso il basso. Il pannello è tappezzato di piccoli rilievi chiamati bugne il cui compito è di bloccare la posizione del tubo. È possibile sostituire interamente i pannelli isolanti bugnati con un sistema piano a binari: pannelli in plastica con indentature per il posizionamento dei tubi (tanto a serpentina quanto a chiocciola) da ricoprire comunque poi con il massetto;
  5. solaio su cui poggiano impianto e rivestimento.

Un’altra possibilità in termini costruttivi è rappresentata dal cosiddetto sistema a secco in cui l’impianto non viene coperto dal massetto realizzato con impasti di malte o calcestruzzi, bensì da una distesa di piastre o pannelli realizzati appositamente. Su di questi viene poi posizionata la pavimentazione calpestabile.

Quando conviene installare un impianto a pavimento?

L’impianto a pavimento è una scelta da tenere in considerazione quando si deve cambiare radicalmente il proprio impianto di riscaldamento o quando si deve scegliere da zero quale impianto di riscaldamento utilizzare.

Questo perché l’impianto va progettato ad hoc in base alle caratteristiche della propria abitazione e, rispetto agli altri, ha tempi d’installazione più lunghi di cui dover tenere conto.

Se l’abitazione ha un alto grado di isolamento termico e se l’abitazione è molto vissuta dai suoi inquilini allora è consigliabile installare questo genere di impianti. A causa dell’elevata inerzia termica dell’impianto (legata alla composizione e presenza del massetto) possono servire dalle 24 alle 36 ore di accensione continua dell’impianto per il raggiungimento della corretta temperatura di funzionamento, ma poi è più facile mantenere il calore emesso evitando dispersioni elevate di energia per via delle basse temperature richieste all’impianto.

Quali sono i vantaggi dell’impianto a pavimento?

È possibile riassumere i vantaggi di un impianto a pavimento come segue:

  • diffusione omogenea del calore: l’irraggiamento, a differenza della convezione, permette di distribuire il calore in maniera omogenea all’interno delle stanze, senza creare zone con sbalzi termici;
  • maggiore comfort: rispetto agli altri impianti di riscaldamento, quello a pavimento registra una benessere termico superiore;
  • minore impatto sull’ambiente: dover portare l’acqua a temperature minori di quelle dei radiatori classici permette di consumare meno combustibile; utilizzare magari i pannelli fotovoltaici in accoppiata alla caldaia permette di abbassare ancora di più il proprio impatto;
  • risparmio effettivo: al netto di una spesa iniziale superiore rispetto a un impianto di riscaldamento tradizionale, l’impianto a pavimento permette di risparmiare sul lungo periodo grazie alla minore richiesta di combustibile;
  • Scarsa necessità di manutenzione: un impianto progettato correttamente può durare anche 50 anni, per via dell’elevata efficienza di distribuzione del calore. La manutenzione ordinaria da eseguire prevede soltanto il lavaggio completo dei tubi per minimizzare l’insorgenza periodica di fenomeni di corrosione o diminuzione della resa.
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